Per te donna “resiliente, intuitiva, creativa, sinuosa”, ma con la “comprovata capacità di resistenz

All'interno della mia pratica professionale, di frequente, mi capita di incontrare donne che vivono relazioni di coppia in cui subiscono una continua e ripetuta violenza psicologica. Inizialmente la manipolazione e il rapporto di forza dell'uomo sulla donna è subdolo, sottile, difficile da riconoscere, poi gli attacchi e le aggressioni verbali diventano sempre più violente e spesso si accompagnano ad aggressioni fisiche. E in questo abbraccio mortale le donne, fidanzate, compagne, mogli, vengono svalutate, insultate, umiliate, derise, controllate, spiate, incolpate, ricattate, a-n-n-u-l-l-a-t-e, considerate un oggetto da possedere,e addirittura forzate nei rapporti sessuali.

La violenza psicologica costituisce (o si può definire), a tutti gli effetti, un trauma, cioè una destabilizzazione che irrompe e turba profondamente la dimensione della dignità e della certezza di sé. Con la violenza viene messo in discussione il Diritto all’esistenza come essere Umano, con la sua identità e libertà.

Nel processo di annullamento la realtà interna della donna viene negata e in questa negazione loro stesse cadono e si confondono, finendo per convincersi di non valere niente. Vorrei ricordare che gli insulti, le offese, le svalutazioni, il sempreverde ironico “signorina”, le minacce, i ricatti, fanno male, male psicologicamente con conseguente mortificazione, la quale colpisce a tal punto le donne fino a farle cadere nella trappola e a finire per “crederci”, smarriscono la propria autostima, sopportano e prendono su di sé le colpe arrivando a sviluppare sintomi e sindromi somatiche e psichiche. Questa condizione è stata equiparata a quella di tortura per le modalità di svolgimento e per i danni psico-fisici che ne derivano. Ecco perché la violenza è un trauma, sia per lo “shock” che provoca che per le conseguenze sulla salute psicologica e fisica.


Siamo tanto distanti dall’amore quanto siamo vicini alla patologia. Il pensiero e poi i comportamenti violenti sono profondamente patologici perché mirano a eliminare l’altro, fanno della donna essere umano ciò che non è: un essere inferiore. E’ necessario riconoscerlo ed affrontarlo per poter aiutare le donne a liberarsi da questa condizione e rifiutare l’immagine d'inferiorità e i rapporti violenti e anaffettivi. Occorre recuperare, risanare e fortificare un'immagine interna, che dia sicurezza e certezza di se stessi, conquistare un'identità indipendente capace di nuovi investimenti affettivi in rapporti interumani positivi.


Andare a ricercare l’origine di questo pensiero violento, probabilmente ci aiuterebbe a capire meglio come si è arrivati fin qui. La donna nella storia, infatti, è stata considerata inferiore all'uomo e a lui sottomessa. La rigida discriminazione dei ruoli sessuali non è stata creata dalla differenza biologica, bensì dalla cultura che con i suoi codici e le sue norme ha soffocato e annullato la libera espressione della diversità tra il maschio e la femmina e ha snaturato il loro rapporto, ostacolandone l'espressione autentica. La differente funzione biologica nella riproduzione, poi, è stata alla base della divisione sessuale e sociale ed è servita a giustificare il predominio di un sesso sull'altro. Si noti come tale “differente funzione biologica” invece di essere riconosciuta come una risorsa preziosa e bellissima, unita ad altrettante preziose risorse, è stata ridotta alla “sola” capacità o addirittura ad una funzione. E’ stato un errore terribile e perverso; milioni di uomini e donne hanno perso la naturale possibilità di un rapporto bellissimo, intenso e sorprendente.


La cultura dominante ha da sempre contrapposto il corpo allo spirito, la natura alla civiltà, le passioni alla ragione, e ha portato questo contrasto anche nel rapporto tra I sessi, costringendolo in una logica in cui l'uomo è il soggetto attivo e razionale e la donna l'oggetto passivo e irrazionale. Una dicotomizzazione scellerata che ha bloccato la conoscenza reciproca tra i sessi e ha portato la civiltà a fondarsi sul potere, la sopraffazione e la violenza.


Nella società contemporanea, la donna, vive ambivalenze e contraddizioni trovandosi in bilico tra l'aspirazione alla libertà, l'affermazione di sé e la storica abitudine alla dipendenza, troppo spesso, infatti, cerca conferma e protezione dall'uomo. L'uomo, a sua volta, è in crisi perché il vecchio mito della virilità come innata superiorità è ormai tramontato e fa fatica ad accettare il cambiamento della donna e a trovare un'identità maschile, il cui nucleo siano gli affetti e la sensibilità. La crescente affermazione della forza e della libertà femminile manda in crisi alcuni uomini che vivono un totale crollo d'identità, sentendo sfuggire la tradizionale immagine identitaria del maschio dominatore e tentano con la violenza della negazione di riaffermare il naturale diritto maschile al possesso e al dominio sulla donna. Dietro gli atti di maltrattamento predomina una mentalità frustrata e possessiva e l'abbandono di una donna, con la sua scelta di libertà, mette a nudo il vuoto interno e il fallimento esistenziale di uomini che non tollerano il rifiuto.


Pertanto ribadisco che occorre un cambiamento culturale profondo che conduca ad un nuovo rapporto tra uomo e donna, partendo, innanzitutto, dalla certezza che la nascita, naturalmente e fisiologicamente, è uguale per tutti gli esseri umani, la dinamica è la stessa, non è importante né l'etnia né il genere di appartenenza. È solo in una fase successiva che i bambini svilupperanno le differenze legate alla fisiologia del corpo e alle esperienze interumane vissute (Teoria della Nascita, Massimo Fagioli).

È necessario che uomini e donne si liberino dai pregiudizi e dai condizionamenti che li hanno da sempre tenuti in gabbia, affinché riescano a dare vita a una nuova dialettica in cui la diversità dell'altro è ricchezza, non sinonimo di disparità, in cui possano scoprire una dimensione di bellezza, di creatività e di affettività.

Bibliografia

F. Cigala Fulgosi, D. Di Sabatino, Amore senza bugie (2000), L’Asino d’oro edizioni, Roma 2014.

M.Fagioli, Istinto di Morte e Conoscenza (1972), L’Asino d’oro edizioni, Roma 2010.

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