Il paziente oncologico: dal trauma alla resilienza


Il cancro è da considerare un evento tra i più traumatici e stressanti che può irrompere nella vita di un individuo, minacciando e destabilizzando ogni dimensione dell'identità. Ad essere colpita per prima è l'identità esistenziale con la paura della morte, l'idea della finitezza della vita, il timore dell'ignoto, la progressiva perdita delle sicurezze. Gli effetti della malattia, delle terapie e degli interventi chirurgici, quali le mutilazioni fisiche, il dolore, la nausea, il vomito, l'astenia, determinano modificazioni violente della propria immagine corporea (identità somatica) e cambiamenti importanti dei significati che a quelle parti del corpo vengono dati. Tali cambiamenti possono comportare difficoltà nella conduzione della propria vita quotidiana, a causa delle limitazioni nel funzionamento, della necessità di aiuto, della perdita parziale o totale della propria autonomia e della conseguente dipendenza dagli altri (Grassi, Biondi, Costantini, 2003); e portare a un turbamento dell'identità sociale sia all'interno delle relazioni familiari (intime e allargate), sia all'interno dei rapporti lavorativi e ambientali. Le modifiche relative al modo in cui si percepisce e a come si è percepiti dagli altri, minacciano il mantenimento di sentimenti di integrazione e appartenenza, a scapito di sentimenti di abbandono e di solitudine (Ibidem). Il processo di malattia si pone, dunque, come un evento che irrompe e arresta il percorso di vita, in cui ogni aspetto improvvisamente appare diverso, difficile, e talvolta modificato per sempre.


Le reazioni emozionali lungo il percorso della malattia


Il percorso della malattia oncologica, secondo una lettura evolutiva, è posto all'interno di un continuum che va dalla comparsa dei primi sintomi di sospetto, una fase di allarme pre-diagnostico, a una fase acuta, che coinvolge il periodo di crisi determinata dalla diagnosi, attraversando poi un periodo “attivo”, caratterizzato dal sottoporsi ai trattamenti chirurgici, chemio e radioterapici, a una fase elaborativa, con un graduale e progressivo riassestamento alla nuova situazione, fino alla guarigione o alla fase di terminalità.

Il paziente in ognuna di queste fasi si ritrova a dover affrontare nuove situazioni, nuovi vissuti e dinamiche emozionali che determinano profondo sconvolgimento. Lo stile di reazione adottato dal paziente, quindi, come elabora le informazioni, come affronta i vari interventi diagnostici, clinici e terapeutici, è fondamentale per valutare la tenuta psicologica rispetto alla malattia.


La fase pre-diagnostica è un momento molto delicato, costellato da emozioni variegate e intense, in cui il soggetto ha la percezione di una realistica possibilità di transitare da uno stato di sanità a uno di malattia. E' osservabile una reazione di allarme e di ansia che si accompagna a un senso di preoccupazione e incertezza. La reazione di ansia è mediata da diversi meccanismi psichici che fanno in modo che un paziente reagisca in maniera completamente diversa rispetto ad un altro. Si può riscontrare la tendenza a controllare e a sedare l'ansia razionalizzando la situazione mentre si attende l'esito degli esami. Oppure il prevalere di un atteggiamento pessimista in cui i pensieri sono diretti esclusivamente sui propri sintomi con la certezza che stiano a indicare la presenza di un cancro; o ancora l'ansia può essere così elevata e pervasiva che l'unico modo per gestirla è attuare meccanismi di annullamento e minimizzazione dei sintomi che portano il paziente a procrastinare gli esami diagnostici.


Nella fase acuta i sospetti diventano realtà e la diagnosi di cancro pone una frattura del senso di continuità e la vita appare sospesa. Questa fase si caratterizza per le reazioni di shock, incredulità e protesta per l'evento accaduto, con un alternarsi di emozioni quali rabbia, disperazione, angoscia, profonda tristezza e paura. Questo turbinio di emozioni spesso viene modulato con la messa in atto di diversi meccanismi come le difese maniacali; la regressione a comportamenti infantili o meccanismi di proiezione in cui il paziente dirotta tutta la sua rabbia nei confronti di qualcuno a cui attribuisce la causa della malattia; con atteggiamenti aggressivi nei confronti del personale curante e dei familiari; oppure con un isolamento delle emozioni cioè con una reazione di indifferenza come se la diagnosi non riguardasse lui.


Subito dopo aver ricevuto la diagnosi il paziente entra nella fase “attiva” di trattamento e ospedalizzazione, in cui viene sottoposto a continui e costanti trattamenti curativi. L’ingresso in ospedale può infatti generare, a livello psicologico, la sensazione di aver perduto un’identità complessa e conosciuta, acquisendone un’altra legata solo alla patologia. In questo momento il soggetto può avere la sensazione di aver perduto ogni dimensione inerente il proprio ruolo (familiare, lavorativo, sociale) e di avere acquisito solo quello di paziente.

I diversi trattamenti (chirurgici, chemioterapici, radioterapici) possiedono una valenza psicologica differente. La chirurgia è vissuta in maniera fortemente ambivalente, in quanto esso appare nell’immaginario del paziente come il metodo più risolutivo e radicale, ma causa anche angoscia dovuta alle conseguenze fisiche che potrà arrecare come mutilazioni e le alterazioni del proprio corpo e quindi del proprio aspetto fisico. I trattamenti come la chemioterapia o la radioterapia, anche se possono sembrare meno invasivi dell’intervento chirurgico, implicano invece forti conseguenze per lo stato fisico e psichico del paziente, soprattutto a causa degli effetti collaterali, spesso invalidanti, di cui sono causa.


Il cancro esige uno sforzo continuo e ripetuto di adattamento fisico, relazionale ed esistenziale. L'adattamento psicologico è finalizzato a preservare l'integrità psichica e fisica del paziente, ad affrontare i disturbi reversibili e ad integrare quelli irreversibili ed è sotteso ad un processo di elaborazione progressivo, specifico della storia di ogni soggetto e della propria struttura psichica. In ciascuna fase della malattia, infatti, le reazioni psicologiche costituiscono il risultato di un'integrazione complessa tra il ricordo delle esperienze passate, la percezione della minaccia futura e le risorse disponibili. La risposta adattiva del paziente dipende da diversi fattori, tra cui il grado di aggressività della malattia, le capacità pregresse di adattamento, il significato di minaccia che il cancro rappresenta nei confronti degli obiettivi evolutivi, il supporto derivante dai fattori sociali, culturali e spirituali, nonchè le caratteristiche di personalità, le storie individuali e le strategie di coping (Biondi, Costantini, Grassi, 1995).


Trauma della malattia oncologica e mentalizzazione


Il trauma psicologico può essere inteso come l'insieme delle manifestazioni psichiche di un'esperienza negativa (in una circostanza, ambito, relazione) da cui derivano una disorganizzazione e una disgregolazione del sistema psicobiologico della persona. La consistenza e il grado di questa specifica esperienza dipendono dalla vulnerabilità e dalla resilienza individuale e, pertanto, la reazione psichica ai traumi è prevalentemente soggettiva (Caretti, 2008). Quindi, il trauma psicologico è una una ferita causata da un fattore traumatico (stressor), che comporta primariamente l'essere sopraffatti da emozioni angoscianti e intollerabili, e tutto il coinvolgimento della persona per poterle gestire. Disorientamento, perdita del controllo, comportamento di fuga, sono gli scenari del disagio traumatico; questi scenari possono essere messi al servizio dell'adattamento, dell'identità e della mentalizzazione, al servizio del Sé e delle relazioni interpersonali. A fronte dell'evento traumatico sono decisivi i processi affettivi e cognitivi, ossia il modo individuale di elaborare l'evento. Tutte le possibili condizioni di risposta al trauma dipendono dal modo in cui il soggetto mentalizza le emozioni dell'evento traumatico, le elabora e vi reagisce. Risulta, quindi, importante mentalizzare e inserire in modo coerente nella propria esperienza autobiografica avvenimenti che, per il loro contenuto doloroso e/o stressante, tendono a restare frammentati e inespressi; In questo modo, il soggetto può accedere a un processo di elaborazione mentale che permette il confrontarsi con gli stati affettivi dolorosi collegati all'esperienza di malattia, riuscendo nel frattempo a ricevere supporto e sostegno da parte delle figure affettivamente significative. Tale percorso di guarigione, che progredisce parallelamente attraverso meccanismi psicologici interni e relazioni esterne, consente di ripristinare quel senso di sicurezza che l'evento traumatico ha gravemente minacciato.


Resilienza e crescita post-traumatica


A fronte di un evento traumatico come la malattia tumorale è necessario proporre una elaborazione dell'esperienza negativa spostando il focus da una visione centrata esclusivamente sul danno a una che ne attenzioni i processi che ne promuovono la resilienza, che ne favoriscono, quindi, le possibilità di evoluzione positiva e di crescita. La resilienza può essere definita come la capacità di riprendersi e di uscire più forti, più integri e pieni di nuove risorse dalle avversità. E' un processo attivo di resistenza, di autoriparazione, di crescita e di risposta alle crisi e alle difficoltà della vita e fa si che le persone risanino le ferite dolorose, assumano il controllo della propria esistenza e riprendano a vivere e ad amare pienamente (Walsh, 2008). La resilienza implica il percepire allo stesso tempo il dolore e il coraggio, consiste nell'integrare l'esperienza intensa della crisi nella trama complessa dell'identità individuale e sociale. La resilienza, dunque, è una costruzione dinamica sempre rimessa in gioco e ri-interrogata in ogni fase della malattia e dei trattamenti; bisogna concepirla come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto all'esperienza, ai vissuti e, sopratutto, ai meccanismi mentali che la sostengono.

Inizialmente, subito dopo la diagnosi di cancro, è necessario sostenere le vittime, sopraffatte dal loro vissuto emozionale e che si confrontano con l'incapacità di poter rappresentare ciò che stanno provando. In questo momento è importante creare una base per la resilienza mettendo in atto un'azione contenitiva, sostenitrice e/o restauratrice delle possibilità di pensiero e di rappresentazione. Queste saranno le premesse perché poi si sviluppi un senso di coesione interna, di integrità, di certezza di sé, che si traduca in un rinnovato senso di fiducia che le avversità possano essere superate; permettere così, di acquisire un senso di rinascita insieme alla capacità di riorganizzare costruttivamente la propria vita e di innescare il cosiddetto processo di “crescita post-traumatica”. Quest'ultima può essere definita come l'esperienza soggettiva, da parte dell'individuo, di un cambiamento psicologico positivo conseguente all'evento traumatico (Park et al, 2009). Si riferisce all'opportunità conferita, addirittura, dalla malattia e dall'acquisita nuova consapevolezza di giungere a un rinnovato apprezzamento di sé, del proprio coraggio e della propria forza di volontà, ma anche alla possibilità di indurre ad una riconsiderazione delle proprie priorità e delle proprie relazioni affettive.


In conclusione, risulta necessario prendersi cura dei bisogni emotivi dei pazienti oncologici, in ogni fase del percorso di malattia, dalla diagnosi, al sottoporsi agli innumerevoli esami strumentali, ai trattamenti fino alla remissione e ai diversi follow-up.

Offrendo loro uno spazio e un tempo in cui potere narrare la percezione individuale di malattia e del significato ad essa attribuito, e dove potere trasformare un'esperienza negativa ed emotivamente difficile in speranza e strategia di adattamento per continuare a vivere e possibilmente guarire.

Variabili che andrebbero sempre considerate in un profilo di cura che abbia come scopo non solo la salute fisica del malato, ma anche il suo benessere psichico e la sua dignità di essere umano!

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