La resilienza ai tempi del covid-19

resiliènte: agg. [dal lat. resiliens -entis, part. pres. di resilire «rimbalzare»] : dotato di resilienza, che presenta maggiore o minore resilienza. Etimologicamente «resilienza» viene fatta derivare dal latino «resalio», iterativo di «salio», proponendo un collegamento suggestivo tra il significato originario di «resalio», che indicail gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare.



Di cosa parliamo esattamente quando parliamo di resilienza, estendo il significato della parola come una caratteristica in genere riferita ai materiali e ai metalli, alle persone?

La vita degli esseri umani è fatta di periodi sereni e soddisfacenti contrapposti a periodi faticosi e bui, come purtroppo è questo momento in cui ci troviamo a fronteggiare l’emergenza coronavirus. Il nostro è un tempo sospeso, surreale, di grande incertezza che attiva, inevitabilmente le nostre fragilità. Ci mette in contatto con le angosce dell'abbandono, con i pensieri e gli stati emotivi negativi di tristezza, paura, rabbia, vuoto, dolore. In questo tempo negato fatto di silenzio, ci misuriamo con la perdita, dove si intende la perdita di persone che muoiono sole; perdita della vicinanza fisica; perdita della libertà; perdita della possibilità di movimento (non a caso, infatti, a molti è venuta voglia di fare esercizio fisico); perdita del ritmo di vita; perdita economica; perdita della leggerezza e della spensieratezza. Ogni dimensione di vita, da quella intima, a quella lavorativa, sociale, amicale e di relazione ha subito una forte destabilizzazione.


Quali risorse possiamo attivare per proteggere la nostra salute psichica e di relazione?

E' necessario possedere la consapevolezza che i cambiamenti fanno parte dell'esistenza e che l'essere umano, attivando le risorse interne, non solo riesce a superare le avversità, ma può uscirne più rinforzato, scoprendo qualità che neanche credeva di possedere. Questa capacità, definita resilienza, è un processo attivo di resistenza, di autoriparazione e di crescita in risposta alle crisi e alle difficoltà della vita. La resilienza implica qualcosa di più di una mera capacità di sopravvivere o di superare una sofferenza. Infatti, non tutte le persone che riescono a superare delle difficoltà si possono definire resilienti; alcune rimangono intrappolate nel ruolo di vittime, impedendo alle proprie ferite di rimarginarsi e alla propria vita di continuare covando sentimenti di rabbia e di recriminazione. Di contro, la resilienza fa sì che le persone risanino le loro ferite dolorose, assumano il controllo della propria esistenza e riprendendo a vivere e ad amare pienamente (Walsh, 2008).


Quali caratteristiche hanno gli individui resilienti?

Le persone resilienti, oltre a possedere un'autostima elevata e un alto livello di efficacia personale, hanno la certezza di poter controllare o influenzare gli eventi in base alla propria esperienza; la capacità di sentirsi profondamente coinvolti e impegnati nelle attività della vita; l'anticipazione del cambiamento come sfida eccitante foriera di ulteriori evoluzioni; porsi nei confronti della vita con coraggio e con un'irriducibile fiducia in essa. Attenzione, la capacità di ripresa non dovrebbe essere erroneamente intesa come il disinvolto superamento di una crisi, di capacità di uscirne indenni dalle esperienze dolorose, come se il proprio Io fosse protetto da una corazza che non lascia passare la sofferenza o il dolore (Ibidem).

Spesso di fronte alle difficoltà si tende o a lasciarsele alle spalle il più velocemente possibile oppure a percepirle come insormontabili. D'altra parte la cultura nella quale siamo inseriti non aiuta, infatti, spinge a essere superficiali, banali; a negare e a non cercare di cogliere il significato degli eventi per poi essere in grado di sanare le ferite (individuali, sociali); si preferisce distogliere lo sguardo da tutto ciò che è brutto, sofferente, ingiusto; si evita il contatto con le persone colpite da un lutto o da una malattia o si minimizzano i vissuti dolorosi dispensando consigli “mah cosa vuoi che sia, tirati su!”; oppure ci si lascia appiattire da un sentimento di cupa rassegnazione e di impossibilità al cambiamento.


La resilienza, invece, è lontana da tutto ciò, implica una dura lotta, percepire allo stesso tempo il dolore e il coraggio, affrontando in modo competente le difficoltà a livello sia personale sia interpersonale. Lo sforzo consiste nell'integrare l'esperienza intensa della crisi nella trama complessa dell'identità individuale e sociale. La resilienza non si riferisce solo al funzionamento competente ma riguarda la persona nella sua interezza, incluso il suo benessere emotivo e relazionale. (Walsh, 2008) Le persone con alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e a raggiungere mete importanti. La resilienza consente di innescare, inoltre, il cosiddetto processo di “crescita post-traumatica”, che può essere definita come l'esperienza soggettiva di un cambiamento psicologico positivo, una crescita personale, conseguente a un evento negativo (traumatico). Contrariamente alle persone che restano intrappolate nel ruolo della vittima, di cui sopra, sono molte le persone che, dopo un trauma (una malattia, un incidente, un terremoto ecc) affermano di aver imparato molto, di aver scoperto il giusto valore da dare alle cose, privilegiando una ricerca di senso e di significato, una riorganizzazione delle proprie priorità, un rinnovato apprezzamento di sé e una ricerca di sani rapporti interumani (Annunziata et al., 2011). Questa capacità mette in discussione l'idea, diffusa nella nostra cultura, secondo cui non è pensabile che un trauma grave o precoce possa risolversi, che le esperienze negative determinino sempre l'evenienza di un danno per le persone coinvolte, quasi una condanna.


Grazie a valide relazioni interpersonali e al lavoro su stessi è possibile potenziare e sviluppare la capacità di resilienza, affrontare in modo efficace gli eventi traumatici e le difficoltà della vita. Perciò facciamo appello, il più possibile, alle nostre risorse interne per riorganizzarle e renderle ancora più efficaci di fronte a questa situazione emergenziale, che richiede tutta la nostra forza e la nostra capacità di reagire.


#andràtuttobene


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