Stoner, la storia di un uomo qualunque


Quello che voglio proporvi oggi è la lettura di Stoner, in particolar modo vorrei rileggerlo dandogli un taglio più definito che riguarda la relazione padre-figlia, facendomi “aiutare” anche dal punto di vista prezioso ed arricchente di Vittorio Cigoli.


Il libro è il racconto della vita di William Stoner, un professore universitario, nato nel 1891 in una famiglia povera di contadini. Emancipandosi da questa condizione entra da studente nell’Università del Missouri nel 1910 e ci rimane, insegnando letteratura medievale, fino al 1965. La vita condotta da Stoner è monotona, senza infamia e senza lode, senza particolari successi personali o professionali: sposa la ragazza che desiderava, Edith, ma il matrimonio si rivela un fallimento che si ripercuote sulla figlia Grace. Tuttavia le cose sembrano cambiare quando inizia una relazione amorosa con una sua studentessa, Katherine Driscoll, che si conclude con uno scandalo e successivo allontanamento di lei. Questo getta Stoner in una chiusura sempre più radicale nei confronti del mondo e va di pari passo con una carriera universitaria ostacolata dal rettore dell’università.

Stoner è quello che potremmo definire un “uomo normale”, che passa inosservato agli occhi del mondo; che non lascia traccia di sé. Si trascina dentro un’università che non lo stima; un matrimonio fallito con una donna che per lui prova disprezzo.


Edith utilizza Grace per colpire Stoner, lo delegittima come genitore e fa di tutto per allontanarlo dalla figlia: elimina tutti i vestiti e i giochi che Stoner le aveva regalato, le toglie lo scrittoio dallo studio del padre, le ronza continuamente attorno quasi a controllarla, usa qualsiasi pretesto per tenerla occupata.


Cigoli, sul trauma del divorzio, parla di “attacco alla triangolarità”, come un'incapacità ad elaborare la separazione che viene agita come un taglio netto e rischia di tagliare fuori l'altro (il terzo) dalla matrice famigliare. “Il genitore divorziato, tende a porsi al centro dello spazio di vita ed è da sé che ramifica i legami; l’altro genitore viene omesso e anche annullato.”


Stoner vede sempre meno la figlia e raramente osa rivolgerle la parola, perché quando lo faceva, e lei gli rispondeva, Edith trovava un pretesto per rimproverarla con durezza e lei se ne restava in silenzio avvilita. Gli occhi di Grace cambiano e diventano attentissimi e diffidenti. L'espressione, un tempo quieta e serena, passava da un leggero broncio a una gaiezza e un'eccitazione quasi al limite dell'isteria e pur essendo facile al riso, ormai non sorrideva quasi più. E quando sorrideva , pareva che un'ombra le attraversasse il viso”.


Come vivrà Grace lo spazio e il tempo della mono genitorialità? Probabilmente si sentirà: “guardata a vista”, stretta, co-stretta, quasi a diminuire il proprio volume esistenziale, con pochi spazi esplorativi spensierati e gioiosi, leggeri.Su Grace cade l'ombra di un legame “disperante”, che la ingessa in abiti inamidati e gli toglie la spensieratezza di accedere a quel legame amorevole e sicuro avuto un tempo con il padre.

Cosa accade al padre? Come si sente? Vi farei notare come l’autore descrive in maniera finissima il mondo interno di Stoner...cosa lo muove dentro, quanto soffre per sé e per la figlia e ci fa capire come si possono sentire gli uomini “tagliati fuori”. Cosa fa infatti Stoner? Si isola sempre di più, “rifuggendo il legame e il dolore che da esso proviene”, costruisce un suo spazio dentro la casa, separato dal resto, una casa nella casa. Come accade a molti padri che spariscono, Stoner fatica a costruire e mantenere il legame con la figlia, si chiude e si accartoccia sempre di più su stesso, indossa una maschera di indifferenza e non si concede, nemmeno, il facile lusso della colpa; il suo amore per la figlia diventa ancora più profondo e disperato e “fallisce nella gestione di questo legame eterno”.

Cigoli ci insegna che: “essendo il rapporto con l'altro il nostro destino esso è parte viva e costitutiva di noi. Come non ci è dato abolire le nostre origini, così non ci è dato abolire chi è entrato a far parte della nostra vita; ci è dato invece sia ritrattare le origini, sia rivedere la relazione nel suo scopo e nella sua qualità”. Padri abbiate il coraggio, permettetevi, di rimanere nel rapporto con i vostri figli; siete importantissimi per il loro, e il vostro, sviluppo. Non recidete i rami generazionali, essi sono la matrice dell’identità, la bussola del nostro esserci nel mondo; la base di ciò che viene chiamata “relazione eterna!”.

Stoner, d'altra parte, che figlio è stato? Cresciuto nel silenzio e nella dedizione, ha ereditato la fuga silenziosa come antidoto al dolore.


"Stoner, fin da piccolo, aveva sempre pensato che fossero anziani. A trent'anni, suo padre ne dimostrava già cinquanta… Sua madre sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire...

Erano una famiglia solitaria, tenuta insieme dalla necessità della fatica…

Stoner faceva il suo dovere all'università come alla fattoria - accuratamente, coscienziosamente, senza piacere né pena".



Ma nonostante tutto, noi siamo in grado di scoprire in Stoner una bellezza: la capacità di dedizione totale al lavoro, e alla letteratura. Stoner ha vissuto per questi due piaceri, amandoli profondamente. Ha superato l'anedonia famigliare; e come ama dire lo scrittore questo suo amore per il lavoro “gli ha conferito personalità e ha reso peculiare il suo percorso”, perché in fondo la sua vita non è stata triste o cupa, è stata “giusta” e si è dedicato a quello che voleva.


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